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SIED Incontra... Angelo Rossi - SIED.it
Indice interviste

SIED Incontra... Angelo Rossi

Intervista n.17

Di Giulio

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Angelo Rossi

Intervista a cura di Benedetto Mangiavillano

1) Come e quando hai deciso di intraprendere la carriera di endoscopista?
I miei inizi si perdono nel tempo: era il 1971 quando, studente al IV anno di Medicina iniziai a frequentare la Clinica Medica di Bologna ove il mio tutor, Prof. Gandolfi, eseguiva già sia EGDS che soprattutto Laparoscopie. Da allora non ho mai smesso di fare l'endoscopista oltre naturalmente il gastroenterologo. Un aneddoto che potrei raccontare ad esempio, è che nel 1971 esisteva solo l'esofagoscopio di 60 cm di lunghezza e solo dopo alcuni mesi di frequenza arrivò un gastroscopio a visione laterale con cui ho imparato a muovermi anche nel duodeno. Anche la mia tesi di laurea, nel 1973, su di un argomento endoscopico, aveva come titolo: "L'esame endoscopico nella poliposi gastrica". Da ciò si desume che ho iniziato molti anni fa ed ho assistito a tutta l’evoluzione della Endoscopia

2) Ricordi qualche momento in particolare della tua storia di studente in Medicina e Chirurgia che ti ha fatto "innamorare" dell’Endoscopia?
Sicuramente, la visione dall’interno dell’apparato digerente superiore, mi affascinava. I disegni sui libri di testo erano stupendi, ma dal vivo era tutta un’altra cosa: si capiva l’anatomia, ci si rendeva conto di cosa fosse la peristalsi e come si muovesse nello stomaco, come si contraesse il duodeno e così via. Ma la cosa che più mi affascinava era la Laparoscopia: eravamo al tavolo operatorio ma con paziente cosciente e senza apertura dell’addome. Ricordo che in quei tempi si studiava la flogosi acuta del fegato e gli itteri, in quanto l'Ecografia e la ERCP erano ancora un miraggio. Per cui, nell’epatite il fegato appariva rosso brillante, con i margini arrotondati, succulento, oppure verdastro, rigido in caso di paziente con colestasi extraepatica. E devo confessare che da allora mi sono appassionato alla "immagine fotografica": il mio maestro era un patito di foto endoscopiche e la sua passione mi è stata trasferita.

3) Oltre ad essere ormai diventato un dirigente medico di un Servizio di Endoscopia Digestiva, sei anche molto impegnato nel sociale. Ci racconti di cosa ti occupi?
Al momento sono responsabile di un Servizio di Endoscopia nell'ambito della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia dell'Università di Ferrara e quindi ho anche impegni didattici. Come forse qualcuno sa, mi piace anche il "sociale". E in questo ambito ho iniziato circa 1 anno fa a fare una esperienza entusiasmante. Sono stato in Sierra Leone con Emergency nell'ambito di un progetto che un amico carissimo, Sandro Contini, ha messo in piedi per eseguire dilatazioni esofagee in bimbi sierraleonesi portatori di stenosi esofagea da caustici. È stata l’esperienza più bella della mia vita. Da allora quel progetto lo sento anche mio, mi appassiona ed ho coinvolto in questa passione una serie di amici carissimi e colleghi che con me condividono l'onere e soprattutto l'onore di recarsi a scadenze pre-definite in Sierra Leone per prestare la nostra opera. Ti posso assicurare che non esiste gratificazione più grande dell'accoglienza che questa gente ti riserva e della gioia dei bimbi quando possono riprendere a mangiare qualcosa di solido. È impagabile.

4) Come hai conosciuto questa associazione? Ci racconti la tua prima esperienza?
La conoscenza di Emergency risale a molti anni fa tramite la stampa e la TV, ma l’anno scorso ho avuto modo di conoscere appunto Sandro Contini, che fra l'altro è un Chirurgo, il quale mi ha parlato delle sue esperienze e mi ha introdotto nel progetto. Devo però dire che Sandro non ha fatto una grande fatica, anzi. Da sempre ero alla ricerca, a volte palese a volte inconscia, di qualcosa di "sociale" da fare. Per cui è stato semplice aderire e immergersi fino al collo. Chi mi sta vicino poi ha accolto questo impegno con immenso piacere ma anche con un pizzico di paura. Mia moglie e le figlie infatti, mi hanno fatto giurare che non avrebbero avuto problemi a "farmi" partire purché assicurassi loro il ritorno. E devo dire che sono state preveggenti perchè dell'Africa ci si innamora e di quei bimbi poi….non ti dico.

5) Da marzo 2008 sei anche diventato Coordinatore del Gruppo Giovani (GLS<35) della SIED. Com’è nata questa idea?
Ti devo correggere perchè la costituzione del Gruppo Giovani ( GLS<35) risale a qualche tempo fa. Fu durante la Presidenza Cipolletta che il gruppo fu costituito ma ad onore del vero ebbe poca visibilità. Successivamente va dato atto a Felice Cosentino che durante la sua Presidenza si impegnò molto per dare importanza al gruppo, ed in tale occasione mi conferì, con l'accordo di tutto il CD, il coordinamento dello stesso. In principio era composto da sole 6 persone; durante la Presidenza Ricci, quindi da 1 anno circa, comprende anche un rappresentante regionale <35, in modo tale che anche i Direttivi regionali sono stati allertati su questo problema.

6) Ci spieghi meglio qual è il ruolo che i giovani dovrebbero avere all'interno della Società?
Io penso che questo sia un gruppo importantissimo: vedi, la SIED, come tutte le Società Scientifiche vive se si rigenera, se trova al suo interno forze nuove e vive, che ne permettano la visibilità e la progettualità. Per cui il Gruppo è e dovrebbe essere una palestra, una scuola in cui far crescere quella che, per forza di cose, sarà la classe dirigente del futuro. Non ci possono essere ostacoli a questa evoluzione. Il tempo per forza gioca a favore dei giovani e l'intelligenza di una Società è quella di preparare questo trapasso graduale, ma necessario, per la sopravvivenza della SIED stessa. Altrimenti si muore di consunzione. Per cui questo è un Gruppo che deve esistere e deve essere sempre nutrito da forze ed idee nuove. Il fatto poi che ogni Sezione Regionale abbia al suo interno un rappresentante, può rappresentare un impegno che si vede anche a livello territoriale, poichè le regioni che non hanno Soci <35 (e ce ne sono), saranno giocoforza impegnate a far proseliti giovani. Certo questo numero pone dei problemi economici in quanto è più complicato vedersi tutti insieme, ma abbiamo studiato meccanismi per cui piccoli gruppi si interessano di vari problemi e progetti che poi vengono condivisi da tutti. Un lavoro importante ed anche faticoso, ma necessario: ne va della esistenza della SIED nel tempo.

7) Quali sono i progetti per il futuro del GLS<35?
Spiegare cosa voglio fare da grande alla mia età è un pò comico, ma ci proverò. Per il GLS<35 il mio impegno è quello di creare un nucleo forte di giovani che, da marzo 2010, sotto il coordinamento di qualcun altro (il mio mandato di Consigliere infatti scade nel 2010) si muova sempre meglio in ambito societario e diventi un patrimonio vero della Società. I giovani che ne fanno parte e quelli che stanno dietro sono eccezionali, preparati, innovativi e con un grande entusiasmo. Nessuno può arrogarsi il diritto di spegnere questi entusiasmi e sono sicuro che la SIED farà sempre di più per loro, perché loro per la SIED stanno facendo e faranno ancora moltissimo.

8) E i tuoi progetti per il futuro?
Per i miei progetti sociali beh: a gennaio torno in Sierra Leone. Se dovessi tornare in Italia, sicuramente penserò da subito a quando ripartire ancora. Con buona pace di tutti.


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